Il Pioverna è un torrente che, dopo esser nato dal massiccio delle Grigne, si getta nel lago di Como; del tutto simile a numerosi altri corsi d’acqua che dalle Alpi scendono a valle, questo piccolo fiume ha dovuto – per così dire – impegnarsi per spiccare sugli altri. Come? Con una serie di salti e cascate all’interno di una gola scavata e levigata dalla forza del suo stesso letto impetuoso.
La dura superficie della parete rocciosa che ostacolava il letto del Pioverna è stata modificata dalle acque del torrente alpino sino a creare un orrido, ovvero un profondo canyon, che si distingue per il modo in cui il fiume discende, precipitando in una miriade di anfratti e grotte che ancora portano avanti l’opera di edulcorazione della pietra. Cuore pulsante dell’Orrido di Bellano sono certamente, difatti, le due imponenti cascate di decine di metri d’altezza.
L’ Orrido di Bellano si presenta ai visitatori come una magnifica e spaventosa gola naturale, antica15 milioni di anni, situata tra i paesi di Taceno e Bellano. Proprio dal versante di quest’ultima località – che gli dà anche il nome – è possibile visitare il luogo mediante passerelle e scale che si arrampicano sullo strapiombo.
Il monumento naturale è divenuto famoso già nel 1700, grazie all’opera del poeta e letterato locale Sigismondo Boldoni, che si diceva affascinato ed ispirato dall’ “Orrore di un’orrenda orrendezza“. Proprio in quegli anni, difatti, venne edificato un ingresso – costituito da un’ampia scalinata in marmo rosa – per accedere alla gola del Pioverna. Le cancellate in stile Liberty costituiscono ovviamente aggiunte successive.
Ad aumentare la suggestione del già incredibile panorama vi sono poi numerose leggende di stampo esoterico legate alla cosiddetta Casa del Diavolo che segna proprio l’entrata dell’Orrido di Bellano. La torre, già presente in alcune stampe risalenti al 1834, pare non avere alcuna funzione specifica e deve il proprio nome “diabolico” alle rappresentazioni mitologiche che ne decorano la facciata, tra le quali spicca un satiro. Il satiro in effetti è proprio una delle figure della religione pagana pre-cristiana che “ispirarono” la fisionomia caprina del Maligno.
Voci senza fonte vorrebbero che l’edificio a pianta esagonale sia stato teatro di festini e riti orgiastici – probabilmente, diciamo noi, ispirati ai baccanali di cui i satiri erano mitologicamente organizzatori! – nonché a pratiche di stampo satanico.












